Per una pubblicità più vera, meno pizza e più neorealista.

Vi sarà sicuramente capitato, guardando le pubblicità di grandi brand italiani, di avere la sensazione di vivere in un paese completamente diverso, giusto? A me succede quasi sempre! E questo, parlando dal punto di vista del professionista del settore, non è proprio un bene, perché significa, a mio avviso, che stanno comunicando a qualcuno che non esiste! Avremmo bisogno di una pubblicità più vera! Ultimo esempio, una campagna dell’Enel che ancora, in questo 2025, ci propone un’Italia da cartolina, un mondo ideale e perfetto che, francamente, trovo quantomeno irritante (vedi link).https://youtu.be/hHmUOrl40jo?si=zFRO576IhdYUsb1A

Il Teatro della Famiglia “Mulino Bianco (ma senza il Mulino)”

Nelle pubblicità dei grandi marchi, il copione è sempre lo stesso, con una prevedibilità e puntualità da orologio svizzero. Ci sfila davanti agli occhi “l’italiano” che sembra uscito da un catalogo di abiti da sera: perfetto, bellissimo (con quel sorriso Colgate perenne), intelligente, dallo sguardo meditativo rivolto all’orizzonte e sempre, sempre, calmo, sereno e generoso con i figli (che non hanno mai capricci, ovviamente), la moglie (che cucina solo piatti stellati), i famigliari e pure il dirimpettaio che gli ha appena rigato la macchina.

La sua vita? Un’ode al calore umano e alla positività. La sua casa? Impeccabile nel suo nitore post “pulizie senza fatica”. I suoi abiti? Pulitissimi, anche dopo aver smontato il motore di un trattore! E il futuro? Radioso, luminoso, più brillante di un diamante appena tagliato. Mai, dico mai, un papà che si alzi per la colazione in canottiera bucata, con gli occhi che sembrano usciti da un incontro di boxe, mentre i figli urlano che “non vogliono andare a scuola” e, come dire… rompono le scatole (eufemismo!); insomma una pubblicità più vera.

Quindi la domanda sorge spontanea (e pure un po’ irriverente): in quale galassia parallela vivono i responsabili marketing o i titolari di queste società? Hanno mai avuto a che fare con un lunedì mattina? Con un mutuo? Con un figlio adolescente che ti risponde “boh” a ogni domanda? Si sono mai confrontati con il quotidiano, con le difficoltà, le imperfezioni e la “straordinaria” normalità (leggasi: caos organizzato) delle famiglie italiane di oggi, soprattutto di oggi?

È l’ora di una pubblicità più vera, di una comunicazione “sporca” e “vera”!

Questa narrazione edulcorata è diventata meno credibile di una dieta che ti promette di perdere 10 chili in un giorno. Abbiamo bisogno di una rottura, di una svolta coraggiosa, magari anche un po’ scomoda. Abbiamo bisogno di una comunicazione per certi versi “rivoluzionaria”, che non abbia paura di mostrare la macchia sul divano.

Il cinema italiano, nella sua lunga storia (e nel suo epico percorso creativo, tra drammi e commedie all’italiana), ci ha già mostrato la via decenni fa. Il Neorealismo, ad esempio, ha avuto il coraggio di portare sul grande schermo la realtà cruda, vera, del dopoguerra, abbandonando le costruzioni artificiali (e un po’ stucchevoli) del passato. Il West di Sergio Leone ha preso un genere epico e lo ha reso “sporco”, polveroso, umano, con i suoi eroi non proprio impeccabili e con quel ghigno che diceva tutto. Per questo è diventato incredibilmente più autentico, e indimenticabile! Quindi, perché la comunicazione commerciale non impara da queste grandi lezioni? Perché non si definisce una pubblicità più vera?

Un appello ai brand: scendete dal piedistallo (e dal set perfetto)!

Credo sia ormai arrivato il tempo di abbandonare i set perfetti! È il momento di utilizzare dinamiche più coerenti con le realtà che viviamo ogni giorno, complesse, diversificate e sempre più distanti da ciò che viene rappresentato negli spot. Il contesto sociale e famigliare è totalmente diverso, e diciamocelo, una maggiore aderenza alla realtà aiuterebbe anche le aziende a vendere di più.

Immaginiamo spot che, in contesti quotidiani e non patinati (magari con qualche calzino spaiato che spunta), contestualizzino i prodotti e i servizi nel mondo che ci circonda. Spot che mostrino come una soluzione possa inserirsi nelle nostre vite reali, fatte di imprevisti (tipo il caffè rovesciato proprio prima di uscire), di gioie imperfette (tipo il disegno del figlio che sembra un mostro ma tu dici “bellissimo!”) e di sfide continue (tipo montare un mobile IKEA in meno di tre ore).

Un brand che avesse il coraggio di mostrare la realtà, con le sue crepe e la sua bellezza autentica (quella vera, non photoshoppata!), non solo creerebbe una comunicazione più efficace, ma costruirebbe un rapporto di fiducia e di vera sintonia con i propri clienti. E magari, chissà, ci farebbe pure fare una risata tra un problema e l’altro. Non sarebbe male, no?

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