Il sogno del pubblicitario: dalla creatività iconica all’impatto autentico. I sogni delle nuove generazioni nel mondo della comunicazione.
Il sogno, per te che hai mosso i primi passi nel mondo della comunicazione negli anni ’80 (del ventesimo secolo!), era di creare campagne pubblicitarie come quella di Pippo, l’ippopotamo blu della Lines, o gli spot geniali di Annamaria Testa per Ferrarelle. Erano sogni fatti di creatività pura, di campagne che scolpivano l’immaginario collettivo e che restavano nella memoria di tutti. Oggi, a quarant’anni di distanza, i sogni delle nuove generazioni che si affacciano al mondo della comunicazione pubblicitaria, sono profondamente cambiati, “plasmati” da un panorama digitale che ha riscritto ogni regola.
Mentre la tua epoca era dominata da pochi, grandi canali di massa come la televisione e la stampa, i giovani di oggi vivono in un ecosistema frammentato, dove la comunicazione è ovunque: sui social media, nei video di TikTok, nei podcast e nelle newsletter. Non si tratta più solo di creare un messaggio che arrivi a milioni di persone, ma di costruire una connessione autentica e significativa con community specifiche.
Il sogno del pubblicitario, Il desiderio di lasciare un segno, ma in un modo diverso…
Se il tuo obiettivo era creare un’icona destinata a durare nel tempo, l’ambizione odierna è spesso quella di generare un impatto immediato e misurabile. I giovani pubblicitari (content creator?) sognano di vedere i propri contenuti diventare virali in poche ore, di influenzare le conversazioni online e di costruire engagement in tempo reale. La campagna che fa sorridere o riflettere non è più l’unico obiettivo; oggi si cerca di stimolare l’azione: un “mi piace”, un commento, una condivisione, un acquisto.
Non si tratta di mancanza di ideali. Al contrario, molti giovani scelgono questo settore proprio perché vogliono essere agenti di un cambiamento positivo ed immediato. Sognano di lavorare per aziende che riflettano i loro valori, di lanciare campagne che promuovano la sostenibilità, l’inclusione o la giustizia sociale. L’obiettivo non è solo vendere un prodotto, ma vendere un’idea o una causa in cui credono profondamente.
Il sogno del pubblicitario della generazione Z: creatività fluida e un ruolo in continua evoluzione.
Un’altra grande differenza riguarda la definizione stessa di “creativo”. Mentre ai tuoi tempi c’erano ruoli ben definiti (copywriter, art director, illustratore), oggi le barriere sono molto più fluide (forse il vero problema, la poca definizione dei ruoli). Un giovane aspirante comunicatore non sogna solo di essere un art director, ma magari un “content creator” che sa scrivere, montare video, analizzare dati e interagire con la community, tutto in una sola persona (un dramma vero!).
Il lavoro si è evoluto da un mestiere artigianale e direi dalle radici artistiche a una professione multidisciplinare, dove la capacità di adattarsi rapidamente ai nuovi trend e alle nuove piattaforme è fondamentale. L’ambizione è quella di non rimanere fermi, di imparare costantemente e di sperimentare con formati e linguaggi sempre diversi.
In un certo senso, le nuove generazioni non sognano più di creare l’ippopotamo blu del futuro. Il loro sogno è forse più intimo e personale, meno legato a un singolo “capolavoro” e più alla capacità di essere una voce rilevante e influente in un dialogo globale e in continua evoluzione.









