La presunzione della facilità: il “ma che ci vuole?” e l’arte di tacere

Viviamo in un’epoca in cui tutti hanno un’opinione su tutto. Attraverso i social media, è diventato fin troppo facile commentare, giudicare e, spesso, sminuire il lavoro degli altri. Quante volte ci è capitato di vedere un’opera d’arte, un video, un progetto complesso e pensare, o peggio ancora, scrivere con presunzione un frettoloso: “Ma che ci vorrà mai a farlo?” In suo significativo post, Veronica Gentili, una delle maggiori esperte di Social Media Marketing in Italia e all’estero, il cui approccio è sempre orientato ai risultati concreti, ci invita a fermarci un attimo prima di cedere a questa tentazione. Dall’alto della sua esperienza, suggerisce un’autentica “checklist” della decenza e del rispetto; prima di banalizzare lo sforzo altrui con un “ma che ci vorrà mai a…”, dovremmo porci tre domande fondamentali.

“Io So fare quella cosa?”

Questa è la prima, inevitabile domanda. Spesso, ciò che ci sembra semplice visto dall’esterno nasconde un bagaglio di competenze, studi e anni di pratica che non possiamo neanche immaginare. Sminuire il lavoro di un professionista senza avere le basi per capirlo è la prima dimostrazione di arroganza e quindi di presunzione.

“L’ho mai fatta?”

Anche se pensi di avere le competenze teoriche, l’attività pratica è tutt’altra cosa. Passare dalla teoria alla pratica significa affrontare imprevisti, errori e fallimenti che solo chi si è “sporcato le mani” conosce. L’averci provato, anche una sola volta, ti dà la prospettiva necessaria per rispettare chi lo fa ogni giorno.

“Sono sicuro di saperla fare BENE?”

Questa è la domanda più difficile e onesta. Non basta saper fare una cosa, bisogna saperla fare bene, a un livello professionale, con la qualità e la cura che distinguono un lavoro ben fatto da uno mediocre. Il “bene” implica perfezionismo, attenzione ai dettagli e un investimento di tempo ed energia che non è visibile a chi guarda il prodotto finito.

Solo dopo essersi posti, e aver risposto onestamente, a queste domande, possiamo, forse, sentirci autorizzati a dare un parere, forse dico perché l’umiltà nell’approcciare qualsiasi tipo di attività nell’ambito della comunicazione è la base di una buona riuscita. O, meglio ancora, possiamo scegliere la via più saggia in assoluto: scegliere di non dire nulla.

 La presunzione della facilità

In effetti non è solo un tratto fastidioso di un carattere un po’ arrogante, ma un vero e proprio ostacolo alla crescita. Riconoscere la complessità del lavoro altrui ci rende più umili e ci spinge ad imparare, anziché a giudicare. Il mondo ha bisogno di più rispetto per l’impegno, per la dedizione e per l’arte che si nasconde dietro ogni risultato, grande o piccolo che sia.

La prossima volta che ti trovi sul punto di sminuire un lavoro con un commento sbrigativo, fermati. Fai un respiro. E chiediti: e io, lo saprei fare? Potresti scoprire che la risposta non è così scontata e che il silenzio, a volte, è la migliore delle risposte.

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