Navigare su LinkedIn oggi somiglia sempre più a una sfilata di medaglie d’oro. Scorrendo il feed, la quantità di post dedicati ad auto-celebrazioni (ego-marketing) è impressionante: premi vinti, traguardi straordinari (o presunti tali), strette di mano istituzionali e costanti promemoria di quanto si sia “leader di settore”.
Ma fermiamoci un secondo a riflettere: è davvero questo a renderci attrattivi agli occhi di un potenziale cliente? Fin da piccolo mi hanno insegnato un grande principio di saggezza popolare: chi si loda si imbroda. Eppure, non appena accedo ad una piattaforma di business, sembra che questa regola venga sistematicamente dimenticata.
C’è un divario profondo tra ciò che un professionista o un’azienda considera “rilevante” e ciò che serve realmente a chi sta cercando una soluzione a un problema concreto. Al cliente che deve commissionare un servizio, acquistare un prodotto o richiedere una consulenza strategica, credo importi davvero poco del trofeo in bacheca (ego-marketing). Quello che cerca è la certezza di poter riporre la propria fiducia in mani esperte.
Ego-marketing: l’illusione dell’autorità riflessa.
Mostrare costantemente successi straordinari crea una barriera comunicativa. Invece di avvicinare il pubblico, genera una percezione di distanza e, a volte, di scarsa autenticità. La vera autorevolezza non ha bisogno di strillare o di essere certificata da una targa d’oro (ego-marketing) acquisita all’ennesimo gala di settore; l’autorevolezza si percepisce dai dettagli.
Entrare in sintonia attraverso la quotidianità, basta con l’ego-marketing.
Per intercettare i bisogni di chi ci legge, la strategia più efficace e sostenibile è dimostrare la propria professionalità nell’attività di tutti i giorni. Smettere di parlare di sé e iniziare a parlare del lavoro e, soprattutto, del cliente. Ecco come declinare questo approccio nella comunicazione quotidiana:
Condividere il “dietro le quinte” dei progetti: raccontare come è stata risolta una criticità specifica per un cliente; mostrare il processo logico, non solo il traguardo finale.
Offrire soluzioni concrete a piccoli problemi comuni: scrivere post formativi o riflessioni tecniche che aiutino il lettore a comprendere una dinamica complessa del proprio mercato.
Raccontare la “normalità” dell’eccellenza: l’attenzione al dettaglio, il rispetto delle scadenze, il metodo di analisi; Questa è la vera “proposta di valore” che rassicura chi deve investire su di noi.
Passare dal “guardami quanto sono bravo” al “ti aiuto”.
La comunicazione che funziona, come cerco di ricordare sempre, punta a non farsi ignorare non perché si urla più forte, ma perché si dice qualcosa di utile per chi ascolta. Nel mare magnum di contenuti autoreferenziali che affollano i feed, l’onestà intellettuale e il racconto del lavoro quotidiano sono diventati a mio avvisoil vero fattore differenziante.
La prossima volta che stiamo per pubblicare l’ennesimo post celebrativo, proviamo a chiederci: In che modo questo contenuto sta aiutando la mia rete? Spostare il focus dal proprio ego alle necessità del pubblico è il primo, fondamentale passo per trasformare i lettori in clienti.





